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Quando torna Primavera

… due Dee si ricongiungono

Una madre e una figlia.

Demetra signora delle messi e Kore sua unica figlia.

Demetra (Demeter) è il femminile divino che presiede alla dimensione generativa: nascita, prole, prosecuzione della vita biologica – vegetale e animale – sono sotto la sua protezione.

Demeter è madre. Fondamentalmente madre. Una delle forme di espressione di Madre Natura, madre di tutti gli esseri senzienti. Demetra non ha occhi che per i frutti, siano essi frutti della terra, degli armenti o degli umani.

Cara agli occhi e al cuore della dea è il suo frutto: la figlia Kore, la fanciulla. Vede in lei la piena rivelazione del proprio talento, del proprio mandato: la vocazione a tutelare le creature presiedendo alla cura del loro sviluppo, condizione indispensabile affinchè possano giungere a compimento. Demetra è la madre di tutte le madri. Kore la figlia perpetua che ogni madre, inconsapevolmente, desidera; piena di grazia, dedizione filiale, innocenza.

Demetra e Kore
Immagine presa da https://www.romanoimpero.com/

Kore cresce, ma la madre non vuole vedere il suo frutto che va verso il compimento, la piena realizzazione. Sogna che Kore resti fanciulla, la sua fanciulla. Per sempre. Sogna che il mondo resti per sempre così come è stato fino a quel momento: tutto fiorito, aggraziato, prolifico, senza scossoni e colpi di scena. Sotto controllo. Il suo. La sua materna vigilanza che assicura la prosecuzione di tutte le specie.

Tuttavia c’è un piano divino che va oltre il sogno della madre, oltre l’ingenuità della fanciulla. E deve compiersi, affichè tutto possa essere davvero compiuto, portato a compimento e realizzazione.

Così un giorno Kore è in un prato insieme alle compagne. Raccoglie fiori. Forse crochi, forse giacinti asfodeli o narcisi. Coglie fiori. Anche lei è un fiore, nel fiore degli anni.

Dalle profondità del sottosuolo Ades, Signore del Mondo Infero e del Regno dei Morti, coglie il fiore Kore. Balzando fuori dalla terra coi suoi neri destrieri e cingendo la fanciulla in un abbraccio che rapisce, la porta giù giù, fino in fondo, fino alla non-innocenza, fino al buio profondo, fino alla fine del mondo fiorito. Là dove il fiore, in-fine, sgualcito… possa diventare seme. Morire per trasformarsi. Per poi rinascere fiore – stavolta consapevole – dopo aver conosciuto la morte.

Gianlorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, Marmo bianco, H 255 cm, Roma, Galleria Borghese | Foto: Int3gr4te via Wikimedia Creative Commons
Gianlorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, Marmo bianco, H 255 cm, Roma, Galleria Borghese | Foto: Int3gr4te via Wikimedia Creative Commons

Ades rapisce Kore affinché la fanciulla vada oltre l’essere fanciulla. Per questo la porta con sé nell’Oltre. Se ci sono solo prati fioriti e superficiale spensieratezza, poi arriva l’Oscuro. Che porta il dono della Consapevolezza di ciò che siamo. Di tutto ciò che siamo: chiarore e tenebra. Per farci dono della Consapevolezza di ciò che abbiamo. Se siamo troppo polarizzati nella luce, senza curarci del nostro mondo infero, poi questo salta su… dal nulla… e ci rapisce. Ci agguanta per compensare la troppa unilaterale ingenuità. Ades è l’Ombra che è in ognuno di noi, donne e uomini. Ades deve prendere la fanciulla che è in noi per portarla a compimento, al matrimonio interiore nel quale luce e ombra si conoscono, dialogano e si compenetrano.

Allora si può arrivare a cogliere l’altro mitico aspetto di Ades, il suo essere Plutone: dio della Abbondante Ricchezza del Sottosuolo. Sì, perché a ben vedere, è solo sotto la superficie della terra che si trovano semi e semenze, indispensabili apportatori di sostentamento ai viventi; e sotto la superficie terrestre sono custoditi minerali e gemme preziose.

Giunta negli Inferi Kore accetta da Ades qualche chicco di melograno, frutto autunnale, che sancisce l’unione tra i due.

La fanciulla cambia nome: diviene Persefone, Signora degli Inferi.

La madre divina, sulla terra, si dispera. Ha perduto la sua creatura-figlia-fanciulla. Sfuggita al suo controllo. Non ha saputo – o potuto – controllare l’incontrollabile. Demetra non sa neppure dove si trovi la Kore. Non ha assistito al rapimento. Non sa che è stata rapita. Non ha visto nulla.

Con l’aiuto di altri déi, viene a conoscenza dell’accaduto. Si sente perduta, ora che ha perso il suo frutto, il suo fiore purissimo. Devastata, privata di ogni energia, piena di bruciante dolore, Demetra non accetta che Zeus, il suo onnipotente fratello-sposo, padre di Kore, abbia acconsentito al rapimento. Abbia accordato ad Ades la facoltà di portarsi via la fanciulla nel fiore degli anni, per farla sua sposa.

La madre divina colma di ardente sofferenza, dìsseca la terra che non può più dare frutti… prosciuga le membra dei bestiami… avvizzisce i seni delle nutrici… rende sterile ogni creatura mortale…

Il mondo si fa spoglio, disadorno privo di vita. A immagine e somiglianza della dea che lo aveva reso florido e fecondo.

Il femminile materno divino pretende il ripristino della condizione precedente il rapimento: vuole indietro la sua fanciulla. Intatta. Fiorita. Spensierata mentre raccoglie i fiori. Altrimenti mai più ci sarà vita sul Pianeta.

Zeus deve decidere il daffarsi: non è possibile che ogni cosa nel suo Regno sia consunta, spenta e secca in eterno; non è possibile – d’altro canto – piegarsi alle richieste di Demetra, senza incorrere nelle ire del potente Ades.

Non restava che scegliere l’alternarsi di luce e ombra. L’alternarsi di un tempo generativo e di un tempo quiescente. L’alternarsi del ritmo stagionale. L’alternarsi della tiepida Primavera e della calda Estate al fresco Autunno e rigido Inverno

Zeus stabilisce infatti che in una precisa parte dell’anno solare, madre e figlia tornino a ricongiungersi sulla superfice terrestre.

A ogni Primavera Kore ritorna dal mondo Infero. Per restare sulla terra qualche tempo. Prima di ridiscendere, quando matura il melograno, nel Regno del suo sposo. In autunno la terra si disadorna lentamente e poi sembra giacere – morta – avvolta dal gelido manto invernale. Sembra morta… invece è a riposo. Un nutrimento nascosto, quello del sottosuolo, del Regno Infero, la sostiene. Persefone veglia sul riposo della terra e le procura l’energia per prepararla a una nuova semina e a un nuovo raccolto.

A ogni Primavera Demetra attende la sua creatura. Ma quando la fanciulla sale sulla terra non è più Kore. È divenuta Persefone, che porta la propria Consapevole abbondanza. Anche Demetra è trasformata. Ora sa che la fioritura che porta Persefone è un Mistero. Mistero che si rinnova, nuovo ogni Anno. Perché la fioritura del mondo non è una condizione perennemente stabile e immutabile. È una meraviglia non scontata. Che non ha nulla di ordinario.

Walter Crane, Public domain, via Wikimedia Commons
Walter Crane, Public domain, via Wikimedia Commons

In Primavera Demetra e Persefone si abbracciano. Ognuna ha rinunciato a qualcosa. Ognuna si è arricchita di qualcosa. Persefone racconta alla madre che Morte non è solo morire. Demetra sussurra alla figlia che adesso sa andare oltre il fiore

Bentornata Primavera.


Dott.ssa Debora Molli, psicoterapeuta

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