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I chicchi della Dea

C’è la dea Cerere nei cereali che mangiamo. Signora delle messi, Cerere è nella mitologia latina la trasposizione della dea greca Demetra.

Il cereale è l’alimento primordiale che sancisce il passaggio, nella storia dell’umanità, dalla condizione nomade connessa alla caccia e all’allevamento a una condizione di maggior stanzialità. 

L’avvio della coltivazione dei cereali insegna uno nuovo stile di vita, un’attitudine, una forma di pensiero differente e complementare rispetto a quella fino ad allora prevalente.

Il chicco, per dar frutto, necessita infatti di una serie passaggi che richiedono tempo e cura: lo stare in un luogo per far crescere, nutrendolo, quanto si è seminato.

Il terreno, infatti, deve essere precedentemente lavorato e reso atto ad accogliere il seme nel proprio ventre. 

Poi si deve essere disposti ad attendere un tempo in cui apparentemente non succede nulla: ciò che è stato messo a giacere nella terra, sembra in stato di apparente letargo. 

Silenziosamente però qualcosa accade là sotto. 

Qualcosa che gli occhi non possono vedere: un intimo lavorìo, un segreto stare che non può ancora essere svelato.

Dopo un tempo di attesa, dalla terra emergono teneri germogli, segno di vita e speranza. 

Crescendo i piccoli semi si trasformano in steli e spighe. Spighe che, baciate dal sole estivo, biondeggiano fino a raggiungere una cromatura così intensa che indica la sopraggiunta piena maturità.

Il momento della mietitura è quindi arrivato: ciò che, mesi prima, era stato sepolto – come apparentemente morto – ora deve davvero morire per diventare nutrimento per altre creature.

Il ciclo vita-morte-vita dei cereali ha forti analogie con il mito greco ad esso sotteso: la storia della dea delle messi Demetra e del legame con sua figlia Kore. Un mito che sviluppa riflessioni sull’esperienza di un tempo da vivere sottoterra – nel regno di Ade – di un ritorno alla vita come fuoriuscita dagli Inferi, del ricongiungimento di una figlia alla madre. Le spighe che ondeggiano al vento sono la danza che le due Dee intrecciano per celebrare il mistero trasformativo dell’esistenza. 

E ancora il mito prosegue narrando che Demetra insegnò l’arte dell’agricoltura a Trittolemo, figlio del re di Eleusi in segno di riconoscenza verso chi le aveva offerto ospitalità mentre era alla disperata ricerca di Kore. Con un carro alato, donatogli dalla dea, Trittolemo diffonde nel mondo un nuovo sapere alimentare fatto di Gratitudine, Attesa e Cura: la seminagione dei cereali.

Sarà forse proprio per questo abbondante simbolico… che i cereali – e i molti cibi che ne derivano – ci attraggono tanto e ci scaldano il cuore?


Dott.ssa Debora Molli, psicoterapeuta

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